L’amore delle cose

Il vantaggio di conoscere tanti studenti di Filosofia è che passi tutto il giorno a farti seghe mentali.

La Filosofia è la materia più utile e più inutile che si possa studiare in Università. Ti dà un punto di vista sulla vita che nessun altra materia ti può dare, al prezzo di una disoccupazione sicura.

Comunque, in mezzo a tutte queste seghe mentali, una s’è distinta dalle altre: il successo di Fabio Volo.

A cosa è dovuto questo successo? È una persona colta? Se Wikiquote fosse vera cultura. È un bravo attore? Oh no no no. È un bravo scrittore? No.
Però, è bravissimo ad esporre il pretismo di sinistra.

Long story short, il pretismo di sinistra è quella malattia sociale che ha generato il concetto “Siamo tutti speciali e tutti hanno un proprio talento”. No, ci sono persone con 10 talenti diversi e persone senza alcun talento.
Mi dispiace, ma è così. Potrei giustificare questo pensiero pure con il concetto di evoluzione darwiniana, ma l’evoluzione darwiniana è stata stoppata dalla società moderna (basata sul pretismo di sinistra).

Comunque, nei libri di Volo si nota questo pretismo imperante. Ogni pagina è una continua rassicurazione al lettore.
Sei speciale e lo sai.
Non pensare a quello che dicono gli altri, l’importante è l’autostima.
Ora va tutto di merda, ma viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Insomma, Volo è un moderno Dottor Pangloss/Leibniz/Maupertuis. Siamo tutti speciali e saremo tutti felici. Volo è totalmente distaccato dalla realtà, ha creato un suo mondo di frutta candita, dove il male della società è uno spauracchio alla Jabberwocky.
Sulla carta, sono tematiche positivissime. Non sono un emo, so che la vita non è solo tristezza. Ma ci vuole un pizzico di realismo, daje.

Ma questo è il “cosa è Volo”. La spiegazione del suo successo risiede invece nella teoria del desiderio di Girard. René Girard, filosofo francese che odio profondamente, sostiene che i nostri desideri sono mimetici. Ovvero, noi desideriamo come forma di trasformazione nell’altro. E funziona così col lettore medio di Fabio Volo.

Il target dei suoi libri è la persona insicura, spaventata da una società che non si conforma al singolo individuo. Il soggetto alienato trova nel libro di Volo un angolo felice, dove si sente protetto. Per mimesi pensa: “Se mi associo al pensiero di Volo, diventerò simile a lui, quindi felice!”. E così nasce un nuovo seguace.

Come ci ricorda Simmel, la crescita esponenziale della società ha favorito l’isolamento e la frammentazione sociale. Generando un vastissimo bacino di possibili lettori di Volo.

Ma non voglio criticare Volo, anche se dentro di me lo giudico, perché ha fatto bene. Ha trovato un terreno perfetto per lui, e c’ha fatto una valanga di soldi.
Eticamente, forse non è correttissimo. Ma l’etica è labile e variabile.

Anzi, sapete che vi dico? Mò ci provo anch’io.
Mi metto a scrivere un libro fuffa pieno di citazioni copiate -male- estremamente politically correct ed esageratamente buonista. Lo chiamerò “L’amore delle cose”.
Oh, pure io posso campare sull’opportunismo sociale.

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Nexus 5: Prime impressioni

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Sono un grande amante di Android. Comprai, appena uscì, lo storico HTC G1, e da allora ho solo usato telefoni -e tablet- Android powered.
E, sin dal Galaxy Nexus, uso solo device Nexus. Dal GN in poi, sono finalmente performanti e hanno poco da invidiare dagli altri smartphones non “pure Google”.
Col Galaxy Nexus ho avuto un rapporto di amore/odio: ottimo schermo, primo smartphone con 1GB di ram (che credetemi, conta tanto), ma con una qualità costruttiva non perfetta e con qualche rogna qua e là.
Il Nexus 4, per me, rappresentò una svolta. Device top di gamma (un anno fa), ma al prezzo di uno smartphone di fascia media. Anvedi.
Decisamente soddisfatto dal primo Nexus by LG, non ho aspettato un momento e ho comprato il Nexus 5 appena è diventato disponibile.

E ora, dopo due settimane di utilizzo, mi sento pronto per stilare le mie prime impressioni su questo nuovo smartphone di Google.

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Il giornalismo ai tempi di Facebook

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