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Celermente

Eccoci qui,
arriva l’estate e le botte di caldo. La cronaca ha le sue vittime sacrificali da buttare in pasto ai media perché i casi irrisolti di cronaca nera trovano la loro pace e con loro speriamo anche le vittime.
In questo contesto bucolico in cui l’estate si è presentata a noi come presenza intermittente ecco che arriva un volantino.

I tecnici grafici lo definirebbero un folder di una catena di vendita al dettaglio di elettronica in cui la maggior parte delle pagine è dedicata ai televisori e al mondiale brasileiro che dovrebbero trasmettere. Tra tutti i prodotti uno attira la mia attenzione: Continua a leggere…

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Extreme politically correct

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Non si dice “Gay” si dice “Omosessuali”.
Non si dice “È stata uccisa una donna” si dice “È accaduto un femminicidio”.
Non si dice “Handicappato” si dice “Disabile”. Anzi no “Diversamente abile”. No aspetta, “Persona con abilità diverse”. No scusa, ora si dice “Persona con disabilità”.

E ora non si deve più dire “Paziente”, ma “Persona assistita”.

Siamo i campioni mondiali in Extreme Politically Correct.
Dobbiamo inventare ogni due secondi una nuova terminologia descrittiva, altrimenti qualcuno si potrebbe offendere.

Se andiamo avanti così, fra un po’ dovremo dire “Hndcppt”, perché a qualcuno le vocali potrebbero risultare offensive.

Probabilmente, tutto questo deriva dalla scarsa conoscenza media delle lingue straniere da parte dell’italiano medio. Dato che:
_”Gai” in antico occitano provenzale significa “che da gioia”.
_Omicidio deriva da “Homicidium”. Homo e cidium (derivato da “caedes” strage), se traduciamo pari pari vieni fuori “uccisione di un uomo”, e capisco che, per molte donne, questo possa risultare “di parte”. D’altro canto, qui al mondo siamo tutti “Homo Sapiens”, fino a prova contraria.
_”Handicap” in inglese significa, a grandi linee, “svantaggio”. Quindi, in questo caso, trovo più offensivo dire “È una persona con disabilità”, quindi non abile in qualcosa, che “È una persona con un handicap”, quindi svantaggiata.
_Data la velocità e la mancanza di servizi del sistema sanitario italiano direi che, gli sfortunati che si rivolgono ad esso, debbano essere chiamati “Persone male assistite”. E comunque, di “pazienza” ne devo avere, eccome se ne devono avere.

Ma l’ignoranza non può essere la sola causa. Non è possibile. Forse, c’è di mezzo anche il pretismo di sinistra? Naa, la volontà del pretismo c’è, ma questi termini -spesso- son disprezzati da a chi sono indirizzati.
Forse la causa principale è il nostro ossessivo bisogno di apparire compassionevoli.

La necessità di mostrare un dispiacere educato verso chi non è come noi.

Mah, queste, per me, son solo seghe mentali. Cerchiamo di ricoprire di zucchero dei termini non offensivi.

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

L’amore delle cose

Il vantaggio di conoscere tanti studenti di Filosofia è che passi tutto il giorno a farti seghe mentali.

La Filosofia è la materia più utile e più inutile che si possa studiare in Università. Ti dà un punto di vista sulla vita che nessun altra materia ti può dare, al prezzo di una disoccupazione sicura.

Comunque, in mezzo a tutte queste seghe mentali, una s’è distinta dalle altre: il successo di Fabio Volo.

A cosa è dovuto questo successo? È una persona colta? Se Wikiquote fosse vera cultura. È un bravo attore? Oh no no no. È un bravo scrittore? No.
Però, è bravissimo ad esporre il pretismo di sinistra.

Long story short, il pretismo di sinistra è quella malattia sociale che ha generato il concetto “Siamo tutti speciali e tutti hanno un proprio talento”. No, ci sono persone con 10 talenti diversi e persone senza alcun talento.
Mi dispiace, ma è così. Potrei giustificare questo pensiero pure con il concetto di evoluzione darwiniana, ma l’evoluzione darwiniana è stata stoppata dalla società moderna (basata sul pretismo di sinistra).

Comunque, nei libri di Volo si nota questo pretismo imperante. Ogni pagina è una continua rassicurazione al lettore.
Sei speciale e lo sai.
Non pensare a quello che dicono gli altri, l’importante è l’autostima.
Ora va tutto di merda, ma viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Insomma, Volo è un moderno Dottor Pangloss/Leibniz/Maupertuis. Siamo tutti speciali e saremo tutti felici. Volo è totalmente distaccato dalla realtà, ha creato un suo mondo di frutta candita, dove il male della società è uno spauracchio alla Jabberwocky.
Sulla carta, sono tematiche positivissime. Non sono un emo, so che la vita non è solo tristezza. Ma ci vuole un pizzico di realismo, daje.

Ma questo è il “cosa è Volo”. La spiegazione del suo successo risiede invece nella teoria del desiderio di Girard. René Girard, filosofo francese che odio profondamente, sostiene che i nostri desideri sono mimetici. Ovvero, noi desideriamo come forma di trasformazione nell’altro. E funziona così col lettore medio di Fabio Volo.

Il target dei suoi libri è la persona insicura, spaventata da una società che non si conforma al singolo individuo. Il soggetto alienato trova nel libro di Volo un angolo felice, dove si sente protetto. Per mimesi pensa: “Se mi associo al pensiero di Volo, diventerò simile a lui, quindi felice!”. E così nasce un nuovo seguace.

Come ci ricorda Simmel, la crescita esponenziale della società ha favorito l’isolamento e la frammentazione sociale. Generando un vastissimo bacino di possibili lettori di Volo.

Ma non voglio criticare Volo, anche se dentro di me lo giudico, perché ha fatto bene. Ha trovato un terreno perfetto per lui, e c’ha fatto una valanga di soldi.
Eticamente, forse non è correttissimo. Ma l’etica è labile e variabile.

Anzi, sapete che vi dico? Mò ci provo anch’io.
Mi metto a scrivere un libro fuffa pieno di citazioni copiate -male- estremamente politically correct ed esageratamente buonista. Lo chiamerò “L’amore delle cose”.
Oh, pure io posso campare sull’opportunismo sociale.

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