Archive by Author | Paolo Costa

Heartstone – Heroes of Warcraft (Beta)

Dato che sono un fortunello, una settimana fa m’è arrivata l’invito alla Beta europea di Heartstone, il nuovo gioco TCG -free to play- della Blizzard.

WARNING: Tutto ciò che segue è relativo alla versione 1.0.0.4217. Release successive potrebbero vanificare tutto quello che dirò. Inoltre, queste sono solo le mie prime impressioni, da prendere con un IMHO grande così.

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Che cos’è?
È un gioco di carte collezionabili, un Magic online. Più o meno. Più meno che più.
Hai un mazzo di 30 carte, con al massimo due copie della stessa carta in esso, e un Eroe. Scopo del gioco è uccidere l’eroe avversario.
Easy peasy lemon squeezy.

Ci sono carte magia, trappola o buff vari ed eventuali a salute ed attacco. Ci sono carte con mostroli vari e con poteri vari. Tipo quelle che danno buff alle tue carte, quelle che costringono gli avversari ad attaccare un determinato servitore (Taunt), o quelle che -semplicemente- fanno un culo così agli avversari.

Ci sono tre e dico tre modalità di gioco:

_Matchmaking non classificato: classico scontro fra due giocatori senza ladders o classifiche varie ed eventuali.

_Matchmaking classificato: scontro protetto da segreto di stato. Scherzo, è uno scontro che conta per la classifica di HS. Non mi garba che fino al 20° livello non puoi scendere di classifica. Ciò vuol dire che, il matchmaking classificato a basso livello, può risultare esageratamente sbilanciato.

_Arena: previo pagamento (150 gold o 1,79€), devi scegliere fra tre eroi casuali e poi costruire un mazzo (valido solo per quell’ingresso in arena) fra carte proposte casualmente. Più vittorie consegui, più premi riceverai. Ma una volta perse tre partite -non consecutive- sei out.

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Cosa mi piace di HS
Mi piace che sia un gioco semplice e complesso allo stesso tempo. Cioè, non ci sono regole arzigogolate o talmente complesse da costringerti a tenere il manuale sempre sotto gli occhi. Ma, questa semplicità permette anche di costruire mazzi con sinergie complesse e variabili.
I giocatori inesperti non si sentono intimoriti, mentre gli esperti avranno una libertà d’azione più che appagante.

Un altro lato positivo, è che il client di gioco è molto leggero (e basato su Unity). Ciò vuol dire che non serve un super computer per giocarlo. Per esempio, gira da dio anche sul mio vecchio portatile, che è tutto tranne un esempio di potenza computazionale.

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Cosa non mi piace di HS
Di norma, non elenco i lati negativi di un gioco in beta, dato che è appunto in beta. Ma, visto che in HS lo store è già aperto, e già accettano soldi reali, mi sento in diritto di fare il puntiglioso del cazzo.

La modalità più divertente, è l’arena. Punto.
Solo lì vien fuori la bravura dei giocatori, e solo lì si sentono veramente appagati. Battere un avversario con un mazzo costruito “casualmente” è una botta di autostima non indifferente.
Ma, la Blizzard non ha dato il necessario valore all’arena. Sembra che la consideri solo un modo complesso e “time consuming” per farmare carte. Non ci sono classifiche o altro per l’arena.

Sinceramente, la loro modalità classificata avvantaggia chi ha più soldi da spendere in pacchetti di carte. Ohi, ci vuole sempre un minimo di bravura nel costruire il mazzo, ma AVERE le carte per il mazzo è di sicuro la cosa più importante.

Passando oltre, un altro grande problema è il bilanciamento. Chi ha un mazzo basato sui Murloc vince 8 volte su 10. Se l’avversario non ha un mazzo pensato per bloccare lo “zerg rush” di murlocs, rischia di perdere almeno 15 punti vita nei primissimi turni di gioco. E il fatto che solo i mazzi Mago/Paladino permettano di costruire strategie anti-murlocs non aiuta di certo.

Posso anche contare lo sbilanciamento iniziale dei mazzi Paladino e Stregone. Nei primi turni hanno un board control assurdo. Ma devo dare atto che la Blizzard si sta muovendo -in maniera importante- nel bilanciamento. Per esempio, nell’ultima patch hanno bilanciato il Mago nerfando le carte congelamento. Carte a dir poco over powered.

Quindi, si spera che il bilanciamento sia un problema ancora per poco tempo.

Ma, il vero problema che ho con HS è Battle.Net, la piattaforma di gioco online di Blizzard. È instabile (recentemente abbiamo avuto quasi tre giorni di down immotivati), macchinosa e con continui tentativi di hackeraggio degli account.
Come non approvo Uplay, Origin e -in alcuni aspetti- Steam, così non approvo Battle.Net. Servizio che dovrebbe facilitare la vita dei giocatori, ma che in realtà la rende solo più complicata.

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Conclusioni
Nonostante tutti i suoi problemi, trovo che Heartstone sia un gioco più che decente. È divertente e decisamente intrippante.
Ha i suoi problemi. Ma, essendo ancora in beta, il tempo per correggerli c’è e ci sarà.

Spero solo che, quando uscirà dalla fase beta, verranno anche risolti i soliti problemi di Battle.Net.

Extreme politically correct

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Non si dice “Gay” si dice “Omosessuali”.
Non si dice “È stata uccisa una donna” si dice “È accaduto un femminicidio”.
Non si dice “Handicappato” si dice “Disabile”. Anzi no “Diversamente abile”. No aspetta, “Persona con abilità diverse”. No scusa, ora si dice “Persona con disabilità”.

E ora non si deve più dire “Paziente”, ma “Persona assistita”.

Siamo i campioni mondiali in Extreme Politically Correct.
Dobbiamo inventare ogni due secondi una nuova terminologia descrittiva, altrimenti qualcuno si potrebbe offendere.

Se andiamo avanti così, fra un po’ dovremo dire “Hndcppt”, perché a qualcuno le vocali potrebbero risultare offensive.

Probabilmente, tutto questo deriva dalla scarsa conoscenza media delle lingue straniere da parte dell’italiano medio. Dato che:
_”Gai” in antico occitano provenzale significa “che da gioia”.
_Omicidio deriva da “Homicidium”. Homo e cidium (derivato da “caedes” strage), se traduciamo pari pari vieni fuori “uccisione di un uomo”, e capisco che, per molte donne, questo possa risultare “di parte”. D’altro canto, qui al mondo siamo tutti “Homo Sapiens”, fino a prova contraria.
_”Handicap” in inglese significa, a grandi linee, “svantaggio”. Quindi, in questo caso, trovo più offensivo dire “È una persona con disabilità”, quindi non abile in qualcosa, che “È una persona con un handicap”, quindi svantaggiata.
_Data la velocità e la mancanza di servizi del sistema sanitario italiano direi che, gli sfortunati che si rivolgono ad esso, debbano essere chiamati “Persone male assistite”. E comunque, di “pazienza” ne devo avere, eccome se ne devono avere.

Ma l’ignoranza non può essere la sola causa. Non è possibile. Forse, c’è di mezzo anche il pretismo di sinistra? Naa, la volontà del pretismo c’è, ma questi termini -spesso- son disprezzati da a chi sono indirizzati.
Forse la causa principale è il nostro ossessivo bisogno di apparire compassionevoli.

La necessità di mostrare un dispiacere educato verso chi non è come noi.

Mah, queste, per me, son solo seghe mentali. Cerchiamo di ricoprire di zucchero dei termini non offensivi.

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

L’amore delle cose

Il vantaggio di conoscere tanti studenti di Filosofia è che passi tutto il giorno a farti seghe mentali.

La Filosofia è la materia più utile e più inutile che si possa studiare in Università. Ti dà un punto di vista sulla vita che nessun altra materia ti può dare, al prezzo di una disoccupazione sicura.

Comunque, in mezzo a tutte queste seghe mentali, una s’è distinta dalle altre: il successo di Fabio Volo.

A cosa è dovuto questo successo? È una persona colta? Se Wikiquote fosse vera cultura. È un bravo attore? Oh no no no. È un bravo scrittore? No.
Però, è bravissimo ad esporre il pretismo di sinistra.

Long story short, il pretismo di sinistra è quella malattia sociale che ha generato il concetto “Siamo tutti speciali e tutti hanno un proprio talento”. No, ci sono persone con 10 talenti diversi e persone senza alcun talento.
Mi dispiace, ma è così. Potrei giustificare questo pensiero pure con il concetto di evoluzione darwiniana, ma l’evoluzione darwiniana è stata stoppata dalla società moderna (basata sul pretismo di sinistra).

Comunque, nei libri di Volo si nota questo pretismo imperante. Ogni pagina è una continua rassicurazione al lettore.
Sei speciale e lo sai.
Non pensare a quello che dicono gli altri, l’importante è l’autostima.
Ora va tutto di merda, ma viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Insomma, Volo è un moderno Dottor Pangloss/Leibniz/Maupertuis. Siamo tutti speciali e saremo tutti felici. Volo è totalmente distaccato dalla realtà, ha creato un suo mondo di frutta candita, dove il male della società è uno spauracchio alla Jabberwocky.
Sulla carta, sono tematiche positivissime. Non sono un emo, so che la vita non è solo tristezza. Ma ci vuole un pizzico di realismo, daje.

Ma questo è il “cosa è Volo”. La spiegazione del suo successo risiede invece nella teoria del desiderio di Girard. René Girard, filosofo francese che odio profondamente, sostiene che i nostri desideri sono mimetici. Ovvero, noi desideriamo come forma di trasformazione nell’altro. E funziona così col lettore medio di Fabio Volo.

Il target dei suoi libri è la persona insicura, spaventata da una società che non si conforma al singolo individuo. Il soggetto alienato trova nel libro di Volo un angolo felice, dove si sente protetto. Per mimesi pensa: “Se mi associo al pensiero di Volo, diventerò simile a lui, quindi felice!”. E così nasce un nuovo seguace.

Come ci ricorda Simmel, la crescita esponenziale della società ha favorito l’isolamento e la frammentazione sociale. Generando un vastissimo bacino di possibili lettori di Volo.

Ma non voglio criticare Volo, anche se dentro di me lo giudico, perché ha fatto bene. Ha trovato un terreno perfetto per lui, e c’ha fatto una valanga di soldi.
Eticamente, forse non è correttissimo. Ma l’etica è labile e variabile.

Anzi, sapete che vi dico? Mò ci provo anch’io.
Mi metto a scrivere un libro fuffa pieno di citazioni copiate -male- estremamente politically correct ed esageratamente buonista. Lo chiamerò “L’amore delle cose”.
Oh, pure io posso campare sull’opportunismo sociale.

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