Archive | settembre 2013

Io non parlo di cose che non conosco

(Post breve scritto dal cell, visto che non ho linea fissa al momento -li mortacci- quindi aspettatevi una formattazione ad mentula canis)

“Io non parlo di cose che non conosco.”
Una citazione di Moretti che è diventata praticamente il mio mantra.

Che, tra l’altro, a me Nanni è sempre stato un po’ sui cosiddetti. Mi ha sempre puzzato di wanna be intellettualoide.

Dicevo, io non parlo mai di cose che non conosco.
Parlo di astronomia, e scienza in generale, perché è sempre stata una mia passione. E mi diverto molto a leggere gli articoli scientifici più disparati.
Parlo di cinema perché mi sono fatto una cultura a riguardo. L’ho pure studiato in università.
Parlo di giornalismo perché ho basato quasi tutta la mia carriera universitaria e lavorativa su di esso.

Del resto, io non ne parlo. O meglio, lo tengo per me.

Perché non aggiungerei niente di nuovo al discorso. Non avrei le basi per analizzarlo a fondo.

Quindi, per decenza e per rispetto verso chi sa veramente, tengo per me certi argomenti.

Perché dico questo? (Oltre per la noia)
Perché internet ha un enorme pregio/difetto: da voce a tutti.
Sia a chi sa, sia a chi non sa.

Superficialmente, il piccolo libertino che è in me esulta a squarciagola al grido di “Go art 21 go go go!”.

Al tempo stesso, bisogna rendersi conto di un fatto:
Il 99% delle volte, chi ha maggiore risalto e attenzione mediatica è chi non sa.

E io non so spiegarmi il perché.
Che sia per immedesimazione, per lotta contro lo status quo e per qualunque altro motivo.
Io continuo a non capire.

E quando faccio notare che ciò che è stato espresso è ritenuto, globalmente, infondato/errato/ecc ecc mi viene risposto in due modi prevalenti.

Il primo: “L’ho detto perché volevo far ridere la gente.”
C’è una sottile, ma grossa, differenza fra “volevo far ridere” e “fa ridere”.

Il secondo: “È la mia opinione, è credo che sia un contributo alla società.”

La liberta d’espressione è un diritto inalienabile. Non lo nego e guai se provo a dire il contrario.
Ma il fatto che sia un diritto universale, non impone di bypassare quel piccolo esame di coscienza che si riassume in “Questa mia opinione è davvero così importante da doverla gridare ai quattro venti? È un contributo positivo o negativo?”.

Sarà che, per me, la libertà d’espressione è un diritto da usare con parsimonia affinché non perda d’importanza. Così come tutte le cose che vengono usate troppo, e date per scontate.

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