Archive | agosto 2013

Opinioni su cose di film

Cinema, duh

Quest’estate mi sono rimesso un po’ in pari con i film, ma non c’ho voglia di scrivere un articolo intero per ogni film.

Quindi scrivo solo un paio di righe per film.
Pigrizia, yeeeeeeee!

Pacific Rim
Capolavoro.

The Host
Mi son bastati i primi sette minuti per decretarlo boiata assoluta. E mi ha fatto ricordare perché odiavo così tanto le fatine di Zelda che dicevano sempre: “Hey! Hey! Listen!”

True Love
Bella premessa, regia forse un po’ troppo confusionaria. Fotografia alla “Smarmella Duccio! Smarmella!”. Ma tanto non è importante, visto che è tutto un fottutissimo sogno.

World War Z
Zombie che ballano la breakdance (giuro!), persone che scivolano e si sparano in testa da sole (giuro!) e “mi raccomando, loro sono attratti dai rumori” e dopo 5 sec li vedi in sella a biciclette cigolanti e lasciando la suoneria a palla nel telefono (giuro!). Per il resto regia discutibile e, a tratti, incomprensibile, sceneggiatura così così e personaggi messi totalmente a caso. E un Brad Pitt totalmente monoespressivo.

Red 2
Praticamente un “Expandables” più family oriented. Carino, divertente e con una buona regia. Classico film da guardarsi nei momenti di noia assoluta.

Elysium
Non bello come “District 9”, ma merita comunque. Di certo, Blomkamp è l’unico regista rimasto a saper fare un film di fantascienza.

Piccolo appunto sulle recensioni
Io non sono amante delle recensioni, specialmente di quelle online.
Una recensione dovrebbe essere imparziale ed obiettiva, in modo da convincere o meno il possibile spettatore incerto se andare a vedere un film.
Inutile dire che una recensione imparziale ed obiettiva non l’ho mai vista in vita mia.
Ammetto, comunque, di leggere molte recensioni e di seguire in particolare quelle di alcune persone: Recchioni, Ortolani, Doc Manhattan e Nebo.
Doc Manhattan e Nebo li leggo solo perché mi fanno ridere (anche se ultimamente il Doc sta perdendo un po’ di verve). Invece, oso dire che, di Recchioni ed Ortolani, mi fido anche, sarà che hanno dei gusti più vicini ai miei.
Comunque, ritornando a quello che dicevo prima, questo è il motivo perché non scrivo recensioni ma opinioni. Perché queste sono le mie opinioni personali.
Non devono convincere nessuno, sono semplicemente il mio modo di essere attention whore.
Poi magari qualcuno le legge e dice “la penso così anch’io!” o “Sei un idiota e non hai capito niente”. La risposta è sempre la stessa: de gustibus. C’è a chi piace la vaniglia, chi il cioccolato. Chi la gnagna, chi lo sventrapapere.
Finché qualcuno scrive che quelle sono le sue opinioni personali, e non qualcosa di obiettivo, per me non ci sono problemi. Può anche dire che la sua è una recensione, l’importante è che sia sempre chiaro il concetto di “IMHO” (in my humble opinion).
Invece, vedo sempre più spesso, e sopratutto in Itaglia, recensioni scritte come se fossero dei dogmi religiosi. Del genere “il film è brutto perché lo dico io.”, e, ovviamente, la maggior parte dei “recensori” sembra non aver neanche mai visto il film che “recensisce”.
Sembra quasi che le persone non capiscano l’importanza della recensione, non è “adesso dico come la penso io e ho ragione”, è “il film è così, non ci metto niente di personale dentro perché potrebbe inficiare il vostro giudizio”.
Non dico che bisognerebbe studiare prima di scrivere una recensione, ma di certo non fa male.
E a dirla tutta, io ho pure studiato questo ambito.
In università ho sostenuto e/o seguito fin troppi esami e laboratori su “semiotica”, “semiotica dei media”, “scrittura giornalistica” e “scrittura sul web”.
E comunque, io non me la sento di dare un giudizio obiettivo a un film, o di spacciare un giudizio personale per obiettivo. Perché, semplicemente, non ce la farei.

Licenza Creative Commons
Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

Annunci

Easy Normal Hard

Videogames

I videogiochi di quando ero giovane io erano migliori!
E perché?
Perché erano più difficili!

Chiunque si definisca un videogiocatore, o che ogni tanto bazzichi gli anfratti di internet dedicati al retro-gaming, l’ha sentito almeno una volta:
I videogiochi di un tempo sono i migliori! Erano difficili, quelli di oggi son per mammolette!

Questo argomento salta fuori ogni volta che esce una versione rimasterizzata in HD di un classico del passato. Ultimamente se ne parla per DuckTales: Remastered.

DuckTales ha diviso fortemente la critica: c’è chi dice che fa schifo e che è solo una macchina per far soldi sulla nostalgia del passato, e c’è chi dice che si tratta di un capolavoro che ti fa ricordare quanto erano belli i giochi del passato.
La maggior parte di quelli che dicono che DuckTales è pessimo lo dice soprattutto a riguardo della sua difficoltà in certe sezioni.

Ho avuto modo di provare DuckTales: Remastered, e mi ha fatto a dir poco schifo.
Non tanto per il gameplay, quanto per tutto il resto. La grafica 2.5D non è coerente con lo stile del gioco, ogni due per tre una cutscene interrompe il gioco e il fatto che abbiano impiegato gli stessi doppiatori del cartone originale, per quanto carina come idea, ti fa capire che spesso, e volentieri, i doppiatori non riescano più a fare la stessa voce dopo 20 e passa anni.

Comunque, DuckTales è effettivamente molto impegnativo in alcune sezioni, più di molti giochi moderni.

Ma allora, è vero che i giochi del passato erano più belli perché erano più difficili?
No.

Un videogioco non è bello perché è difficile, un videogioco è bello perché è semplicemente bello.

E come ci sono stati giochi belli nel passato, ci sono giochi belli anche oggi.
Guacamelee è un gioco stupendo, lo stile è unico e veramente ben fatto, e il gameplay, anche nelle parti più difficili, riesce ad essere divertente.
Gunpoint è estremamente diverte, ma è anche ridicolmente difficile.
The Binding of Isaac può diventare una droga, il classico “5 minuti e poi spengo”.
Journey è praticamente un’opera d’arte.
FTL è come Gunpoint, muori ogni due secondi, ma continui a giocare per il gusto della sfida.
DMC è uno splendido reboot dello storico franchise.
Kerbal Space Program è, per me, il gioco più bello degli ultimi due anni.

E la lista potrebbe continuare quasi all’infinito.

Un gioco non si può giudicare dalla sua difficoltà. Se usassimo questo metro di giudizio, allora E.T. per Atari sarebbe il gioco più bello di tutti i tempi.
(Per chi non lo sapesse, E.T. per Atari è probabilmente il gioco più brutto di tutti i tempi. Il codice del gioco è stato probabilmente scritto da un branco di scimmie ubriache, cosa che lo rende quasi impossibile da giocare)

Comunque, è vero che i giochi del passato (ovvero di prima dell’era della Prima Playstation) erano mediamente più difficili. Perché dovevano essere dei “mangia-gettoni“.

Prima dell’avvento di NES/SNES/PSX e compagnia bella il mercato principale dei videogiochi era quello delle sale giochi.
Se un gioco era troppo facile poteva fruire al massimo di un gettone per videogiocatore.
I giochi più difficili invece potevano arrivare anche a più di 10 gettoni per videogiocatore.

Potete tirare fuori tutte le motivazioni più astruse che vi vengano in mente, ma i videogame del passato erano difficili solo per un motivo: i soldi.

Ed è anche vero che molti videogiochi moderni son fin troppo facili, ma in questo caso si parla soprattutto dei Triple A, ovvero i videogiochi di punta dei grandi distributori (EA, Activision, Ubisoft,…).
E anche qui i videogiochi sono facili solo per un motivo: i soldi.
Se il classico 13enne cicciottello americano trovasse Call of Duty troppo difficile per lui poi non comprerebbe l’ennesimo seguito prodotto con lo stampino, e lo stesso vale per i vari Assassin’s Creed, Madden, Fifa ecc ecc…

Ma, se prendiamo in considerazione questi esempi ultra-commerciali, allora stiamo a fare di tutta l’erba un fascio.

Però concordo su una cosa, un gioco per essere bello deve anche rappresentare una sfida per le mie capacità.
Però, al tempo stesso, una sfida sbilanciata a favore del gioco può risultare solamente frustrante.

Licenza Creative Commons
Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: