Archive | luglio 2013

Un Paese che non si ricorda il passato è senza futuro

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Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani.

(Indro Montanelli)

Non c’è storia.
In tutti i  sensi.
Non c’è storia che tenga.
Nemmeno che resti.

Chi vi scrive è un emiliano. Avete presente quel popolo che ha subito un terremoto devastante e che senza tanti piagnistei si è già risollevato nel giro di un anno? Eccoci qua.
Siamo un po’ meno veneti e un po’ meno toscani, siamo emiliani. Lo ribadisco perchè siamo meno orgogliosi di queste due (splendide) regioni che ci circondano. A differenza loro qui siamo meno campanilisti e più comunitari. Aiutarci è lo standard per vivere nella nostra regione. Quest’area è baciata dalla solidarietà. Questi sono i nostri valori. Si chiama lungimiranza e assomiglia molto a un discorso simile a questo “se io ti do la possibilità di crescere, potremmo continuare a farlo insieme”.

L’economia ci impone grandi cambiamenti, soprattutto in periodi recessivi come quello in cui siamo immersi. Il problema è che di crisi ne parliamo dal 2007, di quei valori che ho su descritto invece si sa che sono insiti da secoli. Non per niente la mia città accoglie studenti universitari dal 1088.

Veniamo al fatto: è stata demolita una palazzina in una zona tra la campagna e una zona di servizi/industriale.

E’ stata demolita per fare posto ad un supermercato/fabbrica di trasformazione alimentare di una nota azienda della zona. La proprietà era loro e quella cascina non era vincolata. Tutto in regola. Tutto a norma.

Dal fatto andiamo alla storia: è una Storia con la esse maiuscola. Se la merita.

E’ un giorno di dicembre del 1895, è freddo a Sasso, paese sulle colline di Bologna. C’è Guglielmo, un giovane uomo di 21 anni colto che vive agiato nella villa di famiglia. Con lui c’è il suo maggiordomo Mignani che, incavolato, si prende la briga di scavalcare i campi della collina con quel freddo umido che ti penetra le ossa e quella cassa pesante che gli ha consegnato Guglielmo.
Quante raccomandazioni. “Mi raccomando tienila diritta, fai in modo che non si bagni. Se mi senti, spara.”
Passa una mezz’ora. Mignani si mette in posizione. Forse solo lui e il Signore sanno quanto vorrebbe nascondersi al caldo della stalla o salire nel fienile e farsi una pennichella, ma bisogna eseguire le richieste del padrone. Lui se lo ricorda che bambino vispo e simpatico che era, serve in quella casa da tempo immemore. E ora gli tocca di assecondarlo nelle sue stranezze. Forse pensava questo nell’ora scarsa in cui saliva e scendeva il clivio, in quel tempo in cui ha atteso al freddo. Le colline bolognesi sanno regalare viste fantastiche, ma non quella. Quella è un buco in cui è stato spedito apposta, alla bisogna. Mignani, zdazdet! (Mignani, svegliati!)
Tre suoni come un frinire di un grillo. Un istante prima Guglielmo aveva mandato tre impulsi, uno di seguito all’altro e aveva fatto la Storia. Guglielmo, per la cronaca, di cognome fa Marconi.

Il suo paese cambia nome: da Pontecchio si trasforma in Pontecchio Marconi. Il suo comune oggi si chiama Sasso Marconi. L’aeroporto di Bologna è stato dedicato alla sua persona. Le trasmissioni senza fili (wireless) nascono a dicembre a meno di 30 km da ove vi scrivo e ne sono orgoglioso. Col tempo, naturalmente, Guglielmo Marconi prosegue i suoi studi e il telegrafo senza fili aumenta il suo raggio d’azione diventando transoceanico, si passa alla costruzione della radio.

La radio.

Facciamo un altro balzo temporale nel nostro racconto. Siamo nell’anno XV dell’era fascista. In Italia la camicia più venduta è quella nera, ed è meglio che tu ne possieda almeno una in casa e che la tenga da conto. Guglielmo Marconi fa la spola tra l’Inghilterra e l’Italia con puntate anche negli Stati Uniti. Ha poco meno di sessant’anni ed è uno scienziato tra i più noti ed apprezzati al mondo. Non è simpaticissimo al regime per via dei suoi frequenti spostamenti all’estero, ma è una personalità riconosciuta in tutto il mondo e non si può reprimere la sua libertà di pensiero e di movimento. Guglielmo vuol bene alla sua terra. Vuole che Bologna abbia la sua stazione radio che possa trasmettere un segnale sulla città e coi ripetitori, magari, rispedirlo in giro per il mondo. La radio avvicina.

1936 a.D. – Budrio, provincia di Bologna. Su indicazione di Guglielmo Marconi nasce un piccolo edificio chiamato Radio Marconi, di proprietà dell’EIAR. L’EIAR diventerà successivamente RAI, la palazzina resterà come esempio di una bellissima architettura fascista nella campagna bolognese.

Veniamo ad un passato molto più prossimo. Guglielmo non è eterno e non c’è più. Ci sono però le sue intuizioni vivono in molte, moltissime delle cose che usiamo quotidianamente. Ho in mano un mouse senza filo che comunica con un pc collegato ad internet tramite wi-fi e non mi dilungo. Fatelo voi questo giochino.

Il fatto che una persona di questa terra ha studiato, pensato, realizzato la base per distruggere la variabile spazio alle nostre comunicazioni dovrebbe renderci orgogliosi almeno quanto i primi passi dell’uomo sulla luna, invece…

Invece qualcuno ha pensato che demolire quella palazzina sarebbe stato più fruttuoso rispetto a lasciarla alla storia. Meglio un ipermercato dove vendere i proprio prodotti. O la fabbrica per ingrandirsi di un altro poco.
Ma poi c’è crisi e forse nemmeno si farà. Oltre al danno la beffa. Abbiamo tirato giù un pezzo di storia per… niente.
In compenso teniamo edifici fatiscenti in centro storico perché un piano regolatore ci impone di non aprire le finestre dove servirebbero, etc.

Che cosa aggiungere?
Aggiungo che ne ha parlato solo questo giornale e me ne dispiace molto. Non ne è stata data notizia.

Vi lascio un sito dove potreste andare a spulciare un po’ d’informazioni sul luogo di questo racconto che, ahimè, non esiste più.

Nel caso vi chiedeste di quale faccia andare in giro di essere italiani ed emiliani vi lascio anche una foto un po’ agè.

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Ora ripetete ancora questo mantra con me:

Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani.

(Indro Montanelli)

Sisifo

Sisifo

Questo è un piccolo articolo di sfogo, anche se si spaccia come un triste racconto dell’odierna situazione del sistema universitario italiano.

Come la maggior parte delle persone della mia età, sono cresciuto nel mito di “Se non hai una laurea non vai da nessuna parte”.
Non sono una persona ambiziosa, non voglio essere ricco (anche se mi piacerebbe) e non voglio essere famoso. Voglio semplicemente vivere la mia vita, compresi i suoi alti e bassi.
Cosa che, col senno di poi, avrei potuto ottenere, tranquillamente, anche senza una laurea.

Ma, ormai, era troppo tardi. Anni e anni di lavaggio del cervello (non trovo altre parole per descriverlo) mi convinsero ad iscrivermi all’Università di Bologna.
Scelsi Scienze della Comunicazione, un po’ perché seguivo ancora il sogno di diventare un giornalista, un po’ perché non trovai (e non ho ancora trovato) altre facoltà che mi interessassero.

Potete fare tutte le battute che volete su SDC, d’altronde io stesso la chiamo Scienze della Disoccupazione, ma, 4 anni fa, era una facoltà molto interessante e relativamente proiettata verso il futuro.

Un momento, 4 anni fa?
Già, sono fuori corso di ormai un anno.

E perché?
Perché son rimasto indietro con gli esami? No, li ho finiti a luglio del 2012 gli esami. Cristo, quando ero un pendolare mi svegliavo alle 5 per andare a darli.
Perché il lavoro mi ha occupato del tempo prezioso? Non del tutto, fortunatamente ho sempre trovato dei lavori che non mi occupassero troppo tempo. Non ho mai guadagnato delle cifre altissime, ma comunque sempre il minimo per sopravvivere.

E qual è il motivo allora?
Il motivo è che l’università italiana è una perversa macchina basata su di una burocrazia fallace.

Spiegare tutti i casini burocratici che ho passato richiederebbe troppo tempo, mio e vostro, quindi faccio solo una sintesi di quelli più grossi:

  • Avrei dovuto dare l’ultimo laboratorio (per chi non lo sapesse un laboratorio è un corso dove viene premiata la partecipazione e non le qualità dei partecipanti) a ottobre 2012. Sei mesi prima non ho potuto partecipare al laboratorio perché l’Unibo ebbe l’idea geniale di sovrapporre gli orari di metà dei corsi del terzo anno (rendendo quasi impossibile la partecipazione ad essi). Però, una settimana prima che iniziasse, il laboratorio scomparve misteriosamente. Ciò mi costrinse a cercare una soluzione di ripiego, soluzione che prese la forma di un altro laboratorio. Un laboratorio che si è tenuto ad aprile 2013, cosa che mi ha portato a saltare le sessioni di laurea di Gennaio e Marzo.
  • Fra parentesi, non so ancora perché venne cancellato il primo laboratorio. Mi vennero dette mille scuse diverse. La più creativa diceva che la professoressa del lab era andata in maternità, cosa che non spiega però il “preavviso” estremamente limitato e l’incomprensibile assenza di una qualsivoglia persona in grado di sostituirla. La più credibile, invece, diceva che era legato all’accorpamento dei dipartimenti, ma anche qui c’è il dubbio sull’assenza di un qualsivoglia avviso.

  • Infine, negli ultimi giorni, ho avuto un problema, a dir poco enorme, con AlmaEsami (il libretto universitario on-line dell’Unibo). In breve, mi son comparsi tre esami che non dovevo dare, dato che non facevano parte del mio piano di studi, dei quali uno di essi era riportato due volte con due codici diversi. Inoltre era stata cancellata la verbalizzazione dell’idoneità di lingua spagnola (esame che diedi quasi 18 mesi fa). Ovviamente, la segreteria studenti si è rivelata pressoché inutile nel risolvere il problema, o anche solo a capirne l’origine. Alla fine, il merito di aver forse risolto il guaio va al mio avvocato. Sì, ero giunto al punto di dover chiamare un avvocato. Ciononostante, non siamo neppur sicuri di aver risolto tutto, lo scopriremo solo a settembre. Ovviamente, per questo motivo, ho dovuto saltare pure il turno delle lauree di luglio.

Ora, forse, avete capito perché questo articolo si chiama Sisifo.

Nella mitologia greca, Sisifo venne punito per aver osato sfidare gli dei, Zeus decise che avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

Noi studenti universitari siamo nella stessa posizione.
Per aver osato frequentare l’università, siamo costretti a cercare di raggiungere un traguardo irraggiungibile.

Per Sisifo era spingere il masso oltre la vetta della montagna.
Per noi è laurearci.

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