Archive | maggio 2013

La Sindrome di Wikipedia

La sindrome di wikipedia

Ci son state le amministrative. Qualcuno sarà contento, qualcuno sarà incazzato, tutto dipende dal proprio orientamento politico.

Io, personalmente, non ho sentito molto -dal punto di vista emozionale- le amministrative. Sarà che qui a Imola siamo in una situazione particolare.
Daniele Manca, ricandidato e riconfermato, è un sindaco neutro: non ha fatto disastri come i vecchi sindaci (Damn you Marchignoli!) ma ha anche lasciato Imola in uno stato di stagnazione.
D’altro canto non è che gli altri candidati fossero tanto meglio: da persone a dir poco sconosciute (del genere “E chi ca*** è questo”) ad altri la cui campagna elettorale si è spinta, al massimo, a un paio di cartelloni in giro per la città.
Non c’era scelta: o Manca o ti buttavi nel vuoto senza paracadute. È brutto da dire ma è così.

Ma adesso basta con i cazzi miei.

Il punto di queste amministrative, o meglio, quello di cui tutti parlano è la debacle del M5S.

Chiariamo subito una cosa: non amo il M5S ma non amo neanche nessun altro partito italiano. PD, PDL e tutti gli altri potrebbero detonare in allegria da quanto me ne importa.

Chiarito ciò andiamo pure avanti.
Come al solito la reazione del M5S si è rivelata disorganizzata come poche, una costante per il movimento. Da una parte i più intelligenti dicevano ”Dobbiamo imparare da questo”, dall’altra i più stupidi replicavano con un “Che schifo. Speravamo in un minimo di riconoscenza. Invece niente. Neppure un grazie.”.

Giusto per dovere di cronaca, quest’ultima frase è stata detta da Michele Pinassi, aspirante sindaco di Siena per il M5S. Caro Pinassi, da che mondo è mondo, i politici sono al servizio del cittadino, quindi siete voi che dovete dire grazie alla cittadinanza.

Però la replica più interessante che ho sentito è stata ”È tutta colpa dei giornali e delle tv italiane. Non ci hanno fatto abbastanza pubblicità.”.
Uno dei capisaldi del vostro movimento è il non rilasciare interviste a giornali e tv italiane. Così, giusto per dire.

Comunque, la cosa più incredibile è stato il mezzo dietrofront di Beppe.
Come scrive in questo post, Beppe fa capire che tornerebbe sulla tv italiana se e solo se venisse riformata come piacerebbe a lui.
Non gli faccio una colpa per questo, anche a me fa schifo la tv italiana e specialmente la Rai, ma purtroppo non si gioca sempre con le proprie regole. Su internet giochi in casa Beppe, ma la tv è il campo degli altri partiti.

Anche se a dir la verità internet non è proprio il tuo campo. Ma non è il momento di parlarne, perché questo è uno dei due motivi del quasi insuccesso del M5S.

Primo motivo. Non dovete ignorare le amministrative.
La reazione generale del M5S è stata più o meno questa ”Ok, non siamo andati bene come con le politiche, ma rispetto alle amministrative precedenti siamo andati meglio”. Che è un po’ come dire -usando una metafora calcistica- “Ok, in questa partita abbiamo fatto due gol rispetto ai quattro della partita precedente, ma in quella prima ancora avevamo fatto solo un gol!”.

No, no, no. Non potete trattare politiche ed amministrative come due entità separate. Sono separate solo legalmente. Le persone che votano alle politiche sono le stesse che votano alle amministrative, non ci sono due bacini di elettori totalmente separati.

Quindi dovete prendere i risultati per quello che sono realmente: da febbraio a sta parte c’è stato un calo di gradimento nei vostri confronti.

E qual è la causa di questo calo di gradimento? Beh, la mia ipotesi è che da febbraio a sta parte non avete combinato un’emerita cippa.
Certo, avete fatto tutte le vostra simpatiche battaglie sul finanziamento ai partiti, ma -purtroppo- avete fatto solo quelle. Vi potete vantare per tutta la vita del fatto che avete restituito 42 milioni di € di finanziamento. Ma 42 milioni sono una goccia d’acqua rispetto all’oceano dei 2.034,725 miliardi di euro del debito pubblico.

Il fatto che li abbiate restituiti è di certo pregevole, ma non ha cambiato la vita a nessuno. E, guarda caso, chi vi ha votato voleva proprio un cambiamento.

Non sono scemo, so che cambiare le cose è impossibile in un tempo così breve, ma non ci sono neanche delle certezze che un qualsiasi cambiamento possa mai avvenire.

Secondo motivo. Internet non si usa così.
I grillini si sono sempre vantati di essere più informatizzati rispetto agli altri partiti, e gli do atto di ciò, e che sono i veri rappresentati del popolo della rete.

Ma che cos’è il popolo della rete?

Nella realtà italiana internet ha ancora poca importanza e peso. Rispetto ai nostri vicini europei siamo anni indietro, ci manca ancora una cultura dell’uso della rete.
L’italiano medio la usa solo per ascoltare l’ultimo tormentone sentito alla radio, o per scarica film piratati. Solo una piccolissima percentuale del popolo italiano sa usarlo efficacemente e ancor meno persone sanno usarlo per comunicare efficacemente.

Purtroppo il M5S non ricade in quest’ultima categoria.

Certo, il loro blog è molto attivo, ma non c’è un vero scambio d’idee e opinioni fra i lettori del sito e chi ci scrive sopra. Per non parlare poi dei contenuti dei post. Li possono rendere informali nella forma, ma nel contenuto sono tali e quali ai classici comunicati stampa dei vecchi partiti.

Il risultato di tutto ciò è che chi naviga in internet da anni sa cosa si trova davanti e decide di evitarlo accuratamente. Gli utilizzatori sporadici invece rimangono abbagliati da questo uso superficiale della rete e decidono di crederci ciecamente.

Questo effetto io lo chiamo Sindrome di Wikipedia: se lo leggo su internet allora è vero.
La sindrome si può superare solo effettuando un controllo delle fonti, ma questa è un’abilità che s’impara solo dopo anni ed anni d’esperienza.

Le amministrative hanno mostrato una regressione della sindrome. Pian piano il popolo italiano si sta rendendo conto che scrivere sulla rete non ti rende automaticamente una persona migliore e più affidabile. Sono i fatti, i risultati che ottieni veramente, a trasformarti in una persona affidabile.

Quindi, caro M5S, vedi di imparare qualcosa da queste elezioni.
Nonostante tutto il male che ti voglio, tu sei il solo partito diverso -o meglio, spero che tu sia realmente diverso- che c’è in Italia.
Vedi d’imparare dai tuoi errori.

E, se lo farai realmente, forse un giorno potrei pure votare per te.

Licenza Creative Commons
Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: